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Lavorare a stretto contatto con i docenti offre l’occasione di conoscere aneddoti dagli epiloghi a volte inaspettati.
L’ultimo in ordine di tempo risale alla settimana scorsa e ha per protagonista una delle tante scuole che si è avvalsa dei Fondi Strutturali Europei PON.

Per chi ancora non lo sapesse, l’avviso PON pubblicato lo scorso ottobre (leggi l’Avviso), finanzia interventi strutturali per l’innovazione tecnologica delle istituzioni scolastiche come laboratori mobili, aule “aumentate” dalla tecnologia e postazioni informatiche per l’accesso dell’utenza e del personale ai servizi digitali della scuola. In un unico concetto, il PON recentemente pubblicato favorisce l’affermarsi dei cosiddetti “ambienti per l’apprendimento”.

Fin qui tutto bene. Veniamo contattati da alcune scuole che intendono inserire Qubica all’interno del loro progetto PON. Hanno le idee chiare, vogliono allestire un’aula di informatica efficiente che funzioni e duri nel tempo. Quale occasione migliore per rivoluzionare le aule all’interno di un piano europeo?

Èd è proprio da uno di questi referenti per il progetto PON che veniamo a conoscenza di una strana storia. Un suo collega, racconta, per il PON ha deciso di optare per l’acquisto di pc portatili.
La notizia di per sé potrebbe sembrare innocua, tuttavia per gli addetti ai lavori è di quelle da far storcere il naso perché non può che far pensare che, con la penuria finanziaria di questo periodo, una tale disponibilità di fondi dovrebbe essere innanzitutto l’opportunità per fare investimenti di durata ben più ampia. Sia chiaro, non siamo contrari all’uso dei pc portatili, li avremmo potuti proporre anche noi e di certo lo abbiamo fatto in altri contesti, ma siamo certi che questi siano del tutto inappropriati per il contesto dei laboratori scolastici, a maggior ragione se la scuola in questione ha previsto la fornitura di un lotto di pc portatili da 250 euro.

Pur ignorando i ragionamenti alla base di una scelta che, in sostanza, ambisce a condurre verso la scuola del domani con il ricorso ad attrezzature di ieri, ci siamo sentiti in dovere di argomentare la questione con alcuni punti.

In sostanza, qual’è il problema di acquistare per la propria aula scolastica pc portatili da mettere nelle mani degli studenti?

Jeter du matériel informatique

Problema numero 1 – componentistica di scarso livello.
In relazione al prezzo, la fascia media del mercato per i pc portatili si attesta tra i 400 e 500 euro.
Sotto questa soglia si invade la fascia ultra-economica che “informaticamente parlando” contempla tutte le soluzioni progettate per raggiungere l’obsolescenza nel brevissimo periodo, con materiali e lavorazione di scarsissima qualità.

Problema numero 2 – ciclo di vita breve.
L’aspettativa di vita di un pc portatile da 250 euro è circa un anno.
Superato questo lasso di tempo la quantità di memoria RAM, la generazione della CPU e la capienza del disco fisso iniziano a causare l’effetto “collo di bottiglia” incidendo notevolmente sulle prestazioni della macchina. Intervenire su questo problema diventa nella maggior parte dei casi antieconomico e l’intervento si limita a posticipare il problema di qualche mese.

Problema numero 3
– difficile superare la prova: “nelle mani dei ragazzi”.
È risaputo che, in ambito scolastico, l’uso incontrollato e condiviso dei computer da parte degli studenti sia una delle principali cause di malfunzionamento.
Questo vale tanto per i computer da tavolo quanto per i portatili e ne sono testimonianza gli immancabili post-it scribacchiati con frasi tipo “non funziona”, “guasto”, “non accedere”, appiccicati e abbandonati sui monitor delle aule informatiche.
Contrariamente a quanto si può pensare poi, non basta investire in portatili più costosi per superare questo problema perché “l’uso improprio” rallenta e danneggia i computer sia che costino 4 soldi, sia che siano i più cari in commercio.

Ragionando con il nostro contatto è emerso inoltre quanto questi “problemi” siano assolutamente reali e percepiti nella loro gravità all’interno dell’ambiente scolastico, soprattutto da quei docenti, presidi compresi, che combattono da anni con le aule di informatica chiuse a chiave e piene di “ferri vecchi” e col relativo disservizio agli studenti.

Com’è possibile quindi che il PON, uno strumento potenzialmente risolutivo per la maggior parte delle scuole italiane, venga sprecato in questo modo?

Semplice, lo prevede lo stesso Avviso pubblicato dal Ministero dell’Istruzione a ottobre del 2015.
Al suo interno è citato infatti, a titolo esemplificativo, un elenco di configurazioni possibili in cui notebook, laptop e tablet fanno bella mostra di sé.
È facile capire quindi come molte scuole, al pari dell’esempio che abbiamo riportato, abbiano progettato di dotarsi, per l’ennesima volta, di un mare di dispositivi elettronici che dal prossimo anno saranno ancora quintali di “ferro” parcheggiati all’interno delle aule.
Ma ciò che lascia disarmati è la consapevolezza che rimarranno lì per una manciata di mesi, bellamente organizzati su avveniristici carrelli mobili di ultima generazione, in attesa di fare la stessa fine dei tablet, lontani anni luci dall’agognato progetto di formazione digitale dei nostri studenti.